Come guardarsi allo specchio per la prima volta.

Come guardarsi allo specchio per la prima volta.

Ho vissuto momenti di forte – abbattimento, negli ultimi tempi.

Ho temuto il ritorno di quel grande mostro nero che un tempo sedeva costantemente al mio fianco, tenendomi per mano e prendendosi gioco dei miei vani tentativi di uscirne. Ho tentato di evitare di vedere gente poiché temevo a parlarne, temevo di trovarmi a disagio e rendere la cosa molto più reale e spaventosa.

Poi, oggi stavo pulendo il portafogli prima di entrare al lavoro e ho visto la mia patente.
Quattro mesi di uno stipendio da fame. Mi sono guardata attorno, in questa macchina che odio perché ha dato tanti di quei problemi che è difficile fidarsi – questa /mia/ macchina, l’attestazione più importante di quanto sono cresciuta negli ultimi due anni. Ho guardato il peluche dall’Acquario di Genova e il cuscino di Star Wars (che continua a non piacermi), e la bambolina di Tiger appesa allo specchietto, e l’Arbre Magique nuovo alla vaniglia che non sarà mai buono come quello alla pesca – trovato solamente su Mister Auto fra un kit per la frizione e le spazzole nuove per i tergicristalli.

Ho guardato la mia borsa, regalo a me stessa con il primo stipendio del nuovo lavoro.
Ho guardato le mie mani, che non sono più spaccate dall’acqua e il vapore e gli attrezzi da cucina, o dalle pulizie, o sporche di tempera, o macchiate dal lucido per argenteria.

Ho guardato le mie scarpe e comode, inizialmente comprate per fare volantinaggio nella mezz’ora di pausa fra il primo e il secondo lavoro – adesso un po’ consunte, ideali per passare la giornata in ufficio seduta alla scrivania.

Ho guardato i cataloghi di arredamento che abbondano sul sedile posteriore – nulla che potremo permetterci, ma fonte importante di idee per quello che sarà il nostro nido.

Sono davvero cresciuta.

Not a good day.

Not a good day.

E poi arrivano quei giorni.
Intere giornate in cui a trionfare è la negatività più assoluta.

Il fallimento, la solitudine, la tristezza, la rabbia concorrono per il titolo di reginetta della festa, e io sono trascinata, in completa balia degli eventi. Torno a essere quella piccola barca a remi persa nell’immensa vastità dell’oceano, sovrastata da un cielo plumbeo.

Oh, ma andrà meglio.

Prima o poi – non so quando – andrà meglio.